DALLA REAZIONE ALLA RELAZIONE

PER UNA NUOVA COSTRUZIONE DI SENSO CON ADOLESCENTI VIOLENTI

La violenza contiene in sé molteplici sfumature, ed è presente nella vita delle persone in forme ed espressioni diverse dall’infanzia passando per l’adolescenza fino all’età adulta. Una questione dai tratti primordiali antichi al contempo fonte di vita e distruzione: dalla prima forma di violenza agita da Caino su Abele agli archetipi e modelli di infinite violenze delineate da Jung (1935-54), la violenza può essere intesa come mezzo di sopravvivenza, dimensione esistenziale che porta irrimediabilmente alla distruzione di Sé e degli altri. Abituati alla cronaca odierna, e ormai assuefatti ad una sorta di normalizzazione di comportamenti violenti, ci stiamo pian piano e inquietamente abituando a modalità reattive che connotano, soprattutto negli adolescenti e nei giovani adulti, una modalità relazionale basata sulla prevaricazione, sull’aggressività e, in casi più estremi, sulla violenza. Al di là della indignazione, ciò che sembra sperimentare l’adulto è una sorta di anestesia emotiva al disorientamento espressa peraltro nella urgente ricerca di comprensione e spiegazione di fenomeni allarmanti che sempre di più coinvolgono pre-adolescenti e adolescenti, ma in cui d’altro canto non riesce a mettere in atto strategie opportune per arginare comportamenti, atteggiamenti e modalità reattive sempre più estreme. Nei diversi dibattiti e nei molteplici tentativi di fornire spiegazioni, l’interrogativo più urgente che emerge con grande preoccupazione, è relativo all’origine di pericolose reattività anche solo per questioni di poco conto e che sarebbe possibile contenere e bloccare con altre modalità […]

Condotte violente e deprivazione affettiva

 L’istantanea che maggiormente rappresenta l’attuale situazione è quella di una fluidità complessiva, con una apparente libertà di movimento che genera sentimenti di ambivalenza e insicurezza soprattutto nell’adolescente che si ritrova solo con il suo bisogno di appartenere e trovare saldi punti di riferimento. Ragazzi estremamente diffidenti nei confronti degli adulti, egocentrici e egosintonici, abili seduttori e manipolatori della relazione in generale, sempre più spesso, autori di condotte aggressive e violente; ragazzi molto giovani che hanno nelle loro storie di vita, accadimenti e vicissitudini che non hanno consentito un sano sviluppo delle relazioni primarie. Incontriamo infatti adolescenti, o poco più, figli di solitudini o di maltrattamenti subìti, o ancora di codici valoriali appresi in modo disfunzionale che non sono stati aiutati a rileggere eventi e vissuti a cui non hanno saputo dare un senso. […]  L’analisi dell’intreccio che i giovani sperimentano all’interno e all’esterno del proprio micro-cosmo di riferimento, offre un contributo per la comprensione delle matrici psicodinamiche e sociali connesse alla natura precaria o fittizia dell’identità, ai rischi di frammentazione dell’Io e alla pervasiva sregolazione delle pulsioni che trova spesso espressione in diverse forme di disagio, conflitto e/o devianza. Se proviamo ad esaminare il termine disagio, potremo facilmente comprendere che si tratta principalmente della difficoltà ad assolvere i compiti evolutivi richiesti dal contesto sociale per la costruzione dell’identità e l’acquisizione delle abilità relazionali. Una domanda essenzialmente non patologica, quindi, che riguarda la sfera psicologica, affettiva, delle relazioni e che a sua volta è possibile si sviluppi su tre espressioni più o meno gravi[1].[…]

Dalla re-azione alla relazione, per una nuova costruzione di senso

La crescita non è di per sé un processo lineare e indolore, ma necessita di contributi da parte degli adulti che devono fornire almeno un “principio di causalità” ai “perché” richiesti. L’adulto svolge, infatti, una funzione di mediazione, poiché si inserisce tra l’adolescente e ciò che lui rappresenta. Ogni incontro, ogni relazione porta con sé significati, desideri e delusioni, ma soprattutto rappresentazioni del mondo, architetture di idee e gerarchie di valori. La relazione educativa con l’adulto assume per l’adolescente una serie di significati e produce di contro atteggiamenti reattivi ad essa connessi che abbracciano risposte comportamentali che possono assumere diverse espressioni: è possibile che si sviluppi tra adolescente e adulto un conflitto costruttivo o, in alcuni contesti che potremmo definire disfunzionali un rapporto di sottomissione; a volte, ci imbattiamo in relazioni in cui la tonalità emotiva è contrassegnata dalla indifferenza a cui può conseguire una possibile negazione del ruolo di guida dell’adulto o nello sviluppo di tratti psicopatologici; ancora più spesso, oggi siamo testimoni di una incomunicabilità relazionale manifestata in attacchi rabbiosi e distruttivi e che trova le sue espressioni più acerbe in quei reati violenti e senza un particolare movente esplicito commessi dai giovanissimi […] . Poter entrare in relazione con gli adolescenti aggressivi che commettono reati violenti, comporta dunque capire in quale modo la funzione educativa dell’adulto oggi possa riprendere forma, espressione e azione, cercando di restituire agli stessi ragazzi la traduzione di agiti violenti in simboli e parole. Attraverso la funzione di “contenitore”, l’adulto stesso consente all’adolescente di pensare, riflettere e trasformare i pensieri intollerabili, difficili e invadenti in forme più accettabili attuando in primis una rilettura e poi una risignificazione dei gesti commessi (Moretti S., 2018).

[1] Moretti S., Rileggere adolescenze, devianze e sistemi educativi in Moretti S., Stefanelli C., Rileggere adolescenze e devianze. Fare sicurezza e trattamento negli Istituti penali e nei Servizi minorili, Alpes Italia, Roma, 2018, in press.

La versione integrale di questo lavoro è inserita nella seguente pubblicazione:

Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, Violenze n. 26 – 2018, Alpes Italia, Roma.